Buchi neri, finalmente la verità: abbiamo scoperto…

Le ultime analisi sulle radiazioni nei buchi neri rivela informazioni straordinarie sulla vera natura di questi misteriosi corpi celesti.

Il nostro universo cela infiniti segreti, molti di essi riguardano i buchi neri. Questi corpi celesti sono ancora un mistero per gli scienziati, ma recentemente si è scoperta la loro vera natura.

immagine di un wormhole nello spazio

Il fisico Ahmed Almheiri della New York University Abu Dhabi, ha approfondito l’analisi di alcune radiazioni riguardante un buco nero. Le analisi hanno svellato un fattore straordinario di questi misteriosi corpi celesti.

L’esperimento condotto ha creato un certo tumulto metafisico, tanto è vero che ben due team di teorici hanno deciso di verificare tutto con dei modelli ad hoc. I risultati sono stati davvero singolari.

Viaggio delle informazioni e wormhole

Secondo Almheri, pare sia possibile manipolare le particelle che si irradiano dallo spazio più profondo grazie ai cosiddetti wormhole, vale a dire i cunicoli spazio-temporali (che sono sostanzialmente degli oggetti ancora misteriosi, ma che potrebbero aiutare in questo senso).

Il primo team di ricerca che si è occupato dei buchi neri è stato quello del College of California che si trova a Berkeley. Mentre il secondo è quello con sede nello stesso Stato americano, ma a Santa Barbara.

modello di un wormhole

Nel primo caso, si è partiti dal presupposto che se si vuole spiegare la gravità attraverso i buchi neri. Ogni informazione può saltare fuori dagli stessi oggetti celesti. Al contrario, come ipotizzato dal secondo college, con una concezione della gravità in cui i buchi neri sono messi da parte, questo viaggio delle informazioni non è possibile.

Il dibattito che ne è scaturito è stato piuttosto acceso, anche perché effettuare dei test che provino le due ipotesi è un problema non da poco. Concretamente, gli acceleratori di particelle che servono per questi test non sono abbastanza efficaci per spiegare una o l’altra teoria.

Computer quantistici e buchi neri

Gli acceleratori che abbiamo a disposizione oggi non sono capaci di riprodurre dei buchi neri all’interno dei laboratori di ricerca. Alcuni studiosi sono pronti a sfruttare un’alternativa che sembra molto valida, ovvero, la simulazione di un buco nero nei sistemi dei computer quantistici.

Persino Albert Einstein, che ha spesso immaginato come si sono formati i buchi neri. È considerato l’ideatore della teoria della relatività. Einstein ha infatti descritto la gravità come deformazione dello spazio-tempo da parte della materia, sviluppando questo concetto già nel 1915.

Tuttavia, è sempre lo stesso fisico che 10 anni prima ispirò la meccanica quantistica. Come per i buchi neri, sono due teorie considerate in contrapposizione ma formulate dalla stessa persona nel giro di pochi anni.

I due pensieri vanno considerati come due facce dello stesso fenomeno. Diversamente da quanto previsto dai modelli matematici di Juan Martín Maldacena,  Il nostro Universo non avrebbe confini e nessun limite esterno.

Per i fisici questo stesso Universo è cresciuto a tal punto da diventare la prova concreta che la gravità e la meccanica quantistica sono ugualmente appropriate per spiegarne i fenomeni, e hanno messo a disposizione degli indizi preziosi sul funzionamento dell’intero spazio.