Missioni su Venere, il pianeta Bello e Impossibile

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La fisionomia del pianeta Venere, il secondo in ordine di distanza dal Sole, ha da sempre affascinato l’uomo, specie dopo aver scoperto negli anni la presenza di una fitta coltre di nubi che ne avvolgono la superficie rendendolo molto simile, almeno nell’aspetto, alla nostra meravigliosa Terra.

Venere fotografato dalla Sonda Mariner 10

Venere è l’oggetto naturale più luminoso del cielo notturno (Luna esclusa) tanto da essere definita “Stella del Mattino” e “Stella della Sera” poiché raggiunge la sua massima luminosità poco prima dell’alba o poco dopo il tramonto.

Fino alla seconda metà del secolo scorso, Venere era considerato il Gemello della Terra, il pianeta nel quale erano riposte le aspettative di trovare vita extraterrestre, grazie alla clamorosa somiglianza di quel pianeta con il nostro, poiché osservato dai potenti telescopi terrestri appare come un disco ricoperto da fitte nuvole che ne impediscono la visione diretta del suolo.

Le numerose missioni spaziali, aventi come destinazione proprio Venere,  smentirono ogni attesa, svelando uno spettrale scenario del pianeta, che in realtà, a causa della densa atmosfera di biossido di carbonio (96,5%) ed azoto (3,5%), presenta al suolo un terribile effetto serra con conseguenti temperature infernali che arrivano ad oltre 400° gradi. Se aggiungiamo che la pressione al suolo è pari a 92 volte quella presente sulla terra, e che nell’atmosfera risultano annidati anche potenti acidi come l’acido solforico, possiamo rapidamente capire quanto siano proibitive le più elementari condizioni di vita su questo pianeta.

Non tutti sanno che nel corso degli anni, sono state  inviate, dalla Terra, numerose sonde meccaniche su Venere, molte delle quali dotate di moduli per sorvolare l’atmosfera ed altri per compiere veri e propri atterraggi, in grado di penetrare attraverso le nubi del pianeta e giungere fino al suolo. Grazie alla tecnologia impiegata in queste missioni, di origine quasi esclusivamente russa o americana, è stato possibile effettuare numerose rivelazioni scientifiche ed in alcuni casi catturare fotografie del pianeta e della sua superficie. In questo articolo faremo una crono storia delle principali missioni spaziali verso Venere con i rispettivi esiti finali.

Nel lontano 1961, l’agenzia spaziale Russa, in piena Guerra Fredda, diede il via ai suoi ambiziosi programmi spaziali, che avevano come duplice obiettivo quello di anticipare gli americani nella corsa allo spazio e conquistare la leadership nella tecnologia areo spaziale. Le prime quattro missioni verso il pianeta Venere fallirono miseramente, mentre nel dicembre del 1962, dopo un viaggio di tre mesi e mezzo, la missione amerciana MARINER 2, riuscì a compiere un volo ravvicinato di Venere raccogliendo con i suoi speciali radiometri preziosi dati scientifici quali le alte temperature e la presenza di Anidride Carbonica al suolo. Possiamo quindi considerare il veicolo MARINER 2 come l’apripista verso la corsa al pianeta “Gemello della Terra”.

Raffigurazione della Sonda Americana Mariner 2

Dopo il grande successo della sonda Mariner 2, tra il 1962 ed il 1965 avvennero una serie d’insuccessi dell’Agenzia spaziale Russa nella corsa a Venere. Durante questo triennio si contano ben dieci missioni fallite quasi tutte per problemi in fase di lancio. Nel frattempo gli Americani preparavano la loro offensiva.

Nel Dicembre del 1967, la missione Russa VENERA 4, riuscì nell’impresa di sganciare nell’atmosfera venusiana una sonda scientifica di ben 1106 kg in grado di eseguire importanti rilevazioni scientifiche dell’atmosfera del pianeta. La sonda riuscì ad arrivare integra fino all’altezza di 24.96 km dal suolo per poi danneggiarsi irreparabilmente. VENERA 4 fu la prima sonda in grado di compiere rilevazioni chimiche in ambito extraterrestre.

La sonda Russa Venera 4 in fase di lavorazione

Il 19 ottobre del 1967 arrivò il momento degli americani, che con la missione MARINER 5, grazie ad un particolare sistema di occultazione delle onde radio, riuscì a perfezionare le rilevazioni scientifiche effettuate dalla sonda VENERA 4 fornendo nuovi dettagli sulla composizione chimica dell’atmosfera, sulla temperatura e consistente densità delle nubi.

La sonda americana Mariner 5

Il 15 dicembre del 1970 è una data storica per l’astronautica mondiale, uno di qui giorni che tutti gli appassionati dovrebbero avere sempre ben a mente. La sonda Russa VENERA 7, raggiunta l’orbita di Venere, riuscì a rilasciare nella sua atmosfera una capsula di atterraggio di 495 kg. La capsula della VENERA 7 raggiunse il suolo del pianeta alle ore 05.34:10 (Greenwich) riuscendo a trasmettere dati sulla terra per circa 35 minuti. Purtroppo, a causa di un atterraggio sul pianeta non perfetto, sembra che la capsula non sia atterrata nella posizione corretta, le antenne di bordo non funzionarono alla perfezione impedendo, di fatto, la trasmissione sulla Terra di tutti i segnali radio.

Sonda e Capsula della missione Venera 7

Nel Luglio del 1972 la sonda VENERA 8 entrò nell’atmosfera di Venere e rilasciò anch’essa una capsula di atterraggio più avanzata ed equipaggiata di quella della missione VENERA 7, tant’è che essa comprendeva termometri, altimetri, barometri, sensori di luminosità, spettrometro per raggi gamma, analizzatori di gas e radiotrasmittenti ed era in grado di rilevare la radiazione cosmica di fondo, il vento solare e l’irradiazione ultravioletta. La sonda atterrò regolarmente sul pianeta e per ben 50 minuti riuscì a trasmettere dati preziosi relativi a Venere. Nello specifico, grazie alla VENERA 8 si scoprì con esattezza che la temperatura al suolo è pari a 470°, la visibilità è di circa 1 km e la composizione delle rocce è composta prevalentemente da granito.

Nel Febbraio del 1974, arrivano anche gli Americani nella corsa al “Gemello terrestre”. La sonda MARINER 10, destinata prevalentemente all’esplorazione del pianeta Mercurio, raggiunge Venere e riuscì a scattare alcune fotografie del pianeta. MARINER 10 era dotata di strumentazione ottica nello spettro visibile ed ultravioletto. Grazie ad essa si riuscì a stabilire la velocità di rotazione delle nubi attorno al pianeta, pari a quattro giorni, ma soprattutto fu scoperto che il vento solare, nonostante le ridotte dimensioni del campo magnetico del pianeta, non riesce ad impattare e penetrare l’atmosfera di Venere.

Nell’ottobre del 1975 le sonde Russe VENERA 9 e VENERA 10, sganciarono sulla superficie del pianeta Venere due capsule dotate di telecamere panoramiche. Nonostante la parziale apertura del copri obiettivo delle camere, entrambe riuscirono ad inviare le prime fotografie in bianco e nero della superficie di Venere sulla Terra. Era la prima volta che il suolo di un pianeta extraterrestre veniva fotografato direttamente dopo l’atterraggio di una sonda.

Le prime immagini del suolo di Venere riprese dalle capsule di Venera 9 e 10

Il 1978 rappresenta una tappa importante per la corsa Americana verso Venere. Con il programma spaziale PIONEER VENUS PROJECT, composto dalle sonde Venus 1 (Orbiter) e Venus 2 (Multiprobe), lanciate separatamente, gli americani riuscirono ad effettuare numerose rilevazioni scientifiche. Il Pioneer Venus Orbiter era dotato di un singolare braccio, dotato di un prezioso magnetometro, lungo 4,7 metri che si staccava dalla sonda e grazie al quale furono effettuate preziose rilevazioni del campo magnetico del pianeta. I Radar di bordo permisero di rilevare una superficiale ma importante topografia della superficie di Venere. Al termine della missione la sonda è stata fatta precipitare al suolo del pianeta. La sonda gemella Pioneer Venus Multiprobe era invece dotata di un grande modulo di trasporto che conteneva quattro sonde atmosferiche, una di dimensioni maggiori rispetto alle altre, che vennero fatte precipitare verso il suolo del pianeta, effettuando nella caduta importanti rilevazioni scientifiche. Nessuna di queste sonde era purtroppo dotata di fotocamera.

Locandina della Missione della Nasa Pioneer Venus Project

Sempre nel 1978, la Russia lanciò il programma gemello VENERA 11 e VENERA 12 dotate per la prima volta di fotocamere a colori, che avrebbero dovuto atterrare sul suolo di Venere e catturare preziose fotografie con colori naturali della superficie del pianeta. Tuttavia, a causa della mancata apertura dei coperchi delle fotocamere non fu possibile scattare alcuna foto. Resta il rammarico per il fatto che entrambe le sonde avessero effettuato atterraggi perfetti sulla superficie del pianeta.

Nel Marzo del 1982 la Russia riscattò il parziale fallimento di VENERA 11 e 12 con la missione gemella VENERA 13 e VENERA 14, che riuscirono ad atterrare sul suolo di Venere, scattando e trasmettendo le prime immagini a colori del suolo del pianeta. Fu un grande successo per l’agenzia spaziale Russa, che grazie ai particolari microfoni installati sui moduli di atterraggio riuscirono a registrare i rumori di un tuono di Venere. Le successive missioni VENERA 15 e VENERA 16 furono invece messe in orbita attorno a Venere nell’ottobre del 1983 e determinarono, tramite opportune rilevazioni scientifiche, che la crosta del pianeta sia oggettivamente giovane.

Prime immagini a colori del suolo di Venere. Da Venera 13 e 14

Immagine a colori del suolo di Venere. Da Venera 13

Nel giugno del 1985 fù la volta della missione gemella Russa, VEGA 1 e VEGA 2, dedicata all’esplorazione del pianeta tramite  rilascio su Venere di un pallone sonda e di un piccolo modulo di atterraggio, ed alllo studio della cometa di Halley. Tutti gli obiettivi della missione furono realizzati, ad eccezione del campionamento del terreno di Venere, che, a causa di un guasto nella trivella installata sulla capsula di atterraggio non diede risultati.

Il più grande contributo scientifico nella ricerca sul pianeta Venere fu tuttavia realizzato dagli americani con la  SONDA MAGELLANO, lanciata dallo Space Shuttle nel 1989 ed entrata in orbita di Venere l’anno successivo. Durante il suo sorvolo  del pianeta, durato ben quattro anni, venne realizzata la più grande mappatura radar in alta definizione di tutta la superficie del pianeta. Dopo molti anni, la mappatura effettuata dalla sonda MAGELLANO resta la migliore di tutte. Tra il 1990 ed il 1998, le SONDE GALILEO e CASSINI, in viaggio rispettivamente verso Giove e Saturno,  passarono in prossimità di Venere scattando alcune fantastiche fotografie del pianeta. Stesso discorso per la SONDA MESSENGER, sempre di fabbricazione americana, che tra il 2006 ed il 2007, sorvolò il pianeta prima di raggiungere l’orbita di Mercurio.

Il rilascio della Sonda Magellano dallo Space Shuttle

Per la prima volta, con grande entusiasmo, nel 2006 giunge in orbita di Venere la sonda dell’Unione Europea VENUS EXPRESS, grazie alla quale sono state riprese numerose immagini del pianeta ed effettuati studi approfonditi sull’atmosfera del pianeta. La missione ha avuto la durata record di sei anni.

La prima Sonda Europea con destinazione Planetaria, la Venus Express

Per il futuro, oltre al lancio della sonda europea BEPICOLOMBO, che potrebbe sorvolare il pianeta nel suo viaggio verso Mercurio, è previsto il ritorno della Russia nella corsa a Venere, con la missione VENERA-D, destinata ad orbitare attorno al pianeta ed effettuare una mappatura radar di Venere con qualità superiore rispetto alla sonda MAGELLANO.

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