Le sonde Voyager trasmettono dai confini del sistema solare

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Le abbiamo costruite sulla terra, imbarcate su potenti missili e spedite nello spazio dove, con ogni probabilità, sono destinate a vagare per l’eternità. Parliamo delle sonde Voyager, gioielli della Nasa lanciati nel lontano 1977 e destinate all’esplorazione dei pianeti gassosi esterni del nostro sistema solare.

Rappresentazione delle sonde Voyager 1 e 2

Poiché le sonde Voyager 1 e 2 nacquero per viaggiare per decenni lungo lo spazio più profondo, con la probabilità d’essere intercettate da eventuali forme di vita extraterrestri, sono state dotate entrambe di un disco in rame per grammofono, detto Golden Record, contenente immagini e suoni selezionati per rappresentare le diversità della vita e della cultura sulla terra.

Il disco in rame Golden Record con le immagini ed i suoni terrestri

Sono passati oltre trent’anni dal lancio delle sonde gemelle Voyager ed anche se la loro missione primaria è  brillantemente terminata nel lontano 1989, le due navette hanno raggiunto i limiti del sistema solare e risultano ancora vive e vegete, essendo ancora in grado di trasmettere sulla terra preziose informazioni scientifiche.

Attualmente le due Voyager sono collocate ad una distanza dalla terra di oltre 100 unità astronomiche (UA= distanza media della terra dal sole, 150 milioni di chilometri) nel bel mezzo della regione del sistema solare detta “Eliosheath“, ovvero il luogo dove il vento solare raggiunge la massima potenza e turbolenza del nostro sistema.

Il satellite Europa di Giove ripreso dalla Voyager 1

Sulla Terra, ad intercettare gli ormai fievoli dati provenienti dalle sonde Voyager 1 e 2 ci pensa la potente rete internazionale di radiotelescopi “Deep Space Network” ormai parte integrante del Jet Propulsion Laboratory della NASA.

Nel corso degli anni, Voyager 1 ci ha fornito molte informazioni e fotografie dei due giganti Giove e Saturno e delle rispettive lune,  grazie a questa sonda sappiamo per esempio dell’esistenza di vulcani attivi sulla luna galileiana di GioveIo“, mentre Voyager 2 si è spinta oltre, ricalcando i percorsi della sonda gemella e fornendo incredibili passaggi ravvicinati dei pianeti gassosi più esterni Urano e Nettuno con fotografie e dati scientifici destinati a fare la storia dell’astronomia.

Oggi le due sonde sono dirette verso i confini esterni del sistema solare alla ricerca della regione dove l’influenza del Sole e del suo portentoso campo magnetico lascia spazio all’inesplorato spazio interstellare. Questa regione è definita “eliopausa“, non è mai stata raggiunta da alcun veicolo spaziale terrestre e secondo alcuni calcoli scientifici dovrebbe trovarsi a circa 8/14 miliardi di miglia dal sole.

Il satellite “Io” di Giove ripreso dalla Voyager 2

Entrambe le sonde potrebbero arrivare al prestigioso appuntamento con lo spazio interstellare tra circa 10/20 anni e secondo i tecnici della NASA hanno sufficiente carburante e propulsione per operare almeno fino al 2020.

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